Campus USI/SUPSI

Campus USI/SUPSI  Lugano, Swiss

L’edificio tende a scomparire nel paesaggio divenendo tutt’uno con esso, in una logica di dissoluzione. Così, piuttosto che imporsi come volume che occupa uno spazio, l’architettura conforma un vuoto spaziale, in un processo in cui il volume tende a scomparire e a porsi come sfondo.
L’architettura, in questo modo, sembra identificarsi con la propria “impalcatura” per qualificarsi come un frammento di paesaggio: un paesaggio ottenuto attraverso un’artificializzazione, mediante una sorta di assorbimento di leggi nascoste e qui solo evocate. È un’architettura che non si vede da lontano, che non si percepisce nella sua interezza ma si svela pian piano scoprendosi quando ci si avvicina.

Di contro, il profilo del paesaggio, l’orizzonte, lo skyline, entrano nell’architettura come elementi attivi, poiché il progetto non è più considerato come entità che si impone in modo preponderante ma diviene frammento di un processo più ampio che rassicura perché coinvolge le relazioni tra le parti.

Si esplora il territorio ibrido tra il complesso del Palazzetto e il sito, nel tentativo di trascendere la tradizionale opposizione figura-terreno, del sito passivo e dell’edificio attivo. Il concetto del terreno neutro cede il passo alla strategia del paesaggio manipolato, man mano che struttura e terreno diventano “intercambiabili”.

Partendo da questo concept si è intervenuti con una soluzione architettonica che, facendo forza sui valori morfologici e territoriali, inserisce il complesso in un sistema paesaggistico fortemente integrato con l’ambiente originario della piana di Lamezia e con i suoi calanchi naturali.
Il palazzetto si incastona nel suolo e crea una vera e propria continuità con il paesaggio circostante. La copertura, un sistema di “nastri verdi” a più livelli che accompagnano in modo uniforme le diverse altezze dell’edificio, diviene un vero e proprio giardino pensile, un grande parco dove la natura e l’artificiale giocano una partita di scambio, si integrano fino a sovrapporsi e diluirsi l’uno nell’altro. Il palazzetto può essere così definito “edificio paesaggio”. L’interno, diversamente dalla concezione tradizionale di questa tipologia di edificio, si apre all’esterno, il paesaggio entra e si fonde con gli spalti e con il campo da gioco. L’accesso degli spettatori e il loro deflusso sono facilitati dalla mancanza di qualsiasi barriera e ostacolo, ai diversi livelli delle gradonate si arriva naturalmente passeggiando lungo i percorsi esterni che collegano i parcheggi con il parco.

 

The building tends to disappear into the landscape becoming one with it, in a logic of dissolution. Thus, rather than imposing itself as a volume that occupies a space, architecture forms a spatial void, in a process in which volume tends to disappear and become a background.

Architecture, in this way, seems to identify with its own “scaffolding” to qualify as a fragment of landscape: a landscape obtained through an artificialization, through a sort of absorption of hidden laws and here only evoked. It’s an architecture that you can’t see from afar, that you don’t perceive in its entirety but reveals itself slowly discovering itself when you approach.

On the other hand, the landscape profile, the horizon, the skyline, enter architecture as active elements, since the project is no longer considered as an entity that imposes itself in a preponderant way but becomes a fragment of a wider process that reassures because it involves the relations between the parties.

It explores the hybrid territory between the arena complex and the site, in an attempt to transcend the traditional figure-ground opposition, the passive site and the active building. The concept of neutral terrain gives way to the manipulated landscape strategy as structure and terrain become “interchangeable”.

Starting from this concept we have intervened with an architectural solution that, making force on the morphological and territorial values, inserts the complex in a landscape system strongly integrated with the original environment of the plain of Lamezia and its natural badlands.

The building is embedded in the ground and creates a real continuity with the surrounding landscape. The roof, a system of “green ribbons” at several levels that accompany in a uniform way the different heights of the building, becomes a real roof garden, a large park where nature and artificial play a game of exchange, they integrate until they overlap and dilute each other. The building can be defined as “landscape building”. The interior, unlike the traditional concept of this type of building, opens to the outside, the landscape enters and merges with the terraces and the playing field. The access of the spectators and their outflow are facilitated by the lack of any barrier and obstacle, at the different levels of the terraces you can naturally reach by walking along the external paths that connect the parking lots with the park.

 

Credits: Design Architects: Tstudio | Urban Planning: R.Pavia | Structural Engineers: Eutecne | Mep Engineers: Ingegneria D’impianti | Sustainability: F.M. Federici | Feasibility: A. Scalise

Published in: (2012-2015) G. Salimei T-Studio City Landscape, Ilios, Bari. dal 01-01-2010 al 01-01-2010